27 febbraio 2018

Vintage Tunina: Racconto della verticale storica di un vino storico

Vintage Tunina: Racconto della verticale storica di un vino storico

A cura di Filippo Busatto

La prima vendemmia delle uve che danno origine al Vintage Tunina risale al 1975, un anno prima della nascita del sottoscritto, anche se i primi esperimenti iniziarono un paio di anni prima.
Nell’anno della quarantesima vendemmia si è tenuto il 15 dicembre 2017 un grande evento in casa Jermann, una degustazione verticale di Tunina -così è chiamato confidenzialmente dalla famiglia Jermann e dagli appassionati- per celebrare il suo prodotto più celebre, la punta di diamante della cantina.
L’istinto suggerirebbe la parola purosangue in questo contesto, e molto probabilmente non sarebbe corretto, dato che la Tunina è in realtà un uvaggio di Sauvignon, Chardonnay, Ribolla Gialla, Malvasia istriana e Picolit (con qualche ulteriore segreto svelato durante la degustazione e che l’autore custodirà gelosamente nella sua personalissima “scatola nera”).
Ciò che è puro in questo vino è il terroir, l’essenza raffinata e le caleidoscopiche sfaccettature dei bianchi friulani, l’espressione massima di “seta e sale” che sprigiona dal calice.
La giornata di festa e di studio prevede un tavolo di 12 partecipanti, inclusi l’istrionico Silvio Jermann con il figlio Michele e Edi Clementin direttore dell’azienda, a confrontarsi super-partes su 9 annate di Tunina e 1 intruso.
Le bottiglie vengono servite coperte ed è divertente cercare di scovare l’intruso nella sequenza non ordinata delle annate (2002-1983-2015-1990-2005 Tocai Friulano Doro Princic, l’intruso-2015 edizione storica-1997-2010-2006-2016 appena imbottigliato), nonché cercare l’ordine corretto della serie. I sensi guidano i degustatori, la discussione è interessante e molto animata, il confronto è aperto e di grande profondità culturale. È emozionante sedere a quel tavolo, popolato di grandi nomi della critica e del giornalismo, e giocare insieme a capire il vino.
La forza del cru, di quel piccolo appezzamento nel quale la Tunina nasce, emerge viaggiando a ritroso nel tempo e regalando sempre più profondi soffi minerali di polvere pirica (la forza dello Chardonnay e del Friuli!) e splendidi accenni speziati a contornare essenze fresche e balsamiche, sentori iodati e nelle annate più giovani ancora fruttati e floreali.
Al termine della degustazione lo chef stellato Antonia Klugmann delizia gli ospiti con alcune preparazioni originali e molto stimolanti, splendide alla vista e gratificanti al palato; il gran finale è però ancora tutto del vino, con il Pinot nero e il Picolit della casa a suggellare con una glassa di calore la magia del momento.

I vini somigliano alle persone che li producono, come nel caso di Silvio Jermann (con i figli Michele e Silvia), che in tutta la giornata è stato un fiume in piena di passione, entusiasmo, conoscenza e ospitalità. La magistrale sinfonia di Tunina eseguita il 15 dicembre ricorda ancora una volta che il vino non è che lo strumento con il quale l’uomo esegue la partitura musicale scritta nella natura dei suoli, del clima e dell’ambiente circostante.
Luigi Veronelli definì questo vino il “Pietro Mennea dei vini italiani” ed è la corsa ed ancor più il movimento, il cambiamento, l’evoluzione a cui ci si ispira uscendo all’aperto e ammirando dietro la statua di San’Urbano protettore dei vignaioli di montagna il paesaggio del Collio, spartiacque e trait d’union tra Italia e Slovenia; è spontaneo ricordare gli scritti di Mario Soldati secondo cui il confine, quando è visto da lontano somiglia a un limite ed un ostacolo, quando è visto dal di sopra, dal confine stesso, è invece espressione di continuità e di infinito.
Alla faccia di chi ancora è grossolanamente e immaturamente convinto del fatto che i vini bianchi non possano invecchiare, la degustazione verticale di Tunina è la prova che i grandi bianchi che sanno invecchiare crescono e nel tempo possono diventare degli autentici giganti. Essere coevo di questo vino e partecipe di questa meravigliosa esperienza rende fieri, orgogliosi, oltre che compiaciuti e gaudenti di una delle meraviglie culturali che l’uomo sa inventare dalla nuda terra madre.
N.B.
Dell’annata 2015 di Vintage Tunina un lotto di circa 4000 bottiglie è stato prodotto secondo il metodo tradizionale con affinamento in vasca di cemento.

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https://www.bibenda.it/news_bibenda_singola.php?id=4752

 





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